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venerdì 19 luglio 2013

Cornetti con la marmellata


Ingredienti:
  • un disco di pasta sfoglia (230 gr.)
  • 200 gr. di confettura di pompelmo rosa
  • zucchero di canna integrale
Tempo di preparazione: 30 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: stendete la pasta sfoglia, tagliatela a spicchi in modo da ottenere sei triangoli (naturalmente un lato sarà curvo); mettete una buona dose di marmellata nella parte inferiore di ogni triangolo di pasta e avvolgete in modo da formare i cornetti. Inumidite la superficie dei cornetti e cospargeteli di zucchero di canna. Mandate in forno preriscaldato a 180° fino a cottura ultimata..

Note: con queste dosi si fanno sei cornetti. Sono una soluzione facile e veloce per un dolce vegano e sfizioso.

sabato 22 gennaio 2011

Crema Bimby


Ingredienti:
  • 500 gr di latte intero
  • 100 gr. di zucchero
  • 2 uova
  • 50 gr. di farina
  • la scorza di un limone non trattato (o 1 bustina di vanillina)
  • 25 gr. di cacao amaro (facoltativo)
Tempo di preparazione: 10 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: polverizzate la scorza si limone con lo zucchero (20 sec. vel.7); unite gli altri ingredienti e cuocete 7 min. 90° vel. 4. Versate metà della crema in una ciotola, aggiungete il cacao alla crema rimasta e mescolate per 10 sec. vel. 4. Versate la crema al cacao accanto alla crema gialla.

Note: una ricetta facilissima (fa tutto il Bimby!) e molto veloce: in 10 minuti avete una crema molto buona da utilizzare per farciture oppure da mangiare così, al cucchiaio.
Nel prepararla, io non ho usato il cacao e ho fatto solo quella classica.
Per renderla più compatta si può usare la fecola di patate al posto della farina oppure, per renderla più vellutata, la frumina. Al posto dello zucchero si può usare anche il fruttosio; in questo caso dovranno essere ridotte le dosi perché dolcifica di più, saranno sufficienti solo 35 grammi.
Con il Bimby si può fare anche la tradizionale crema pasticcera e il bello è che, facendo fare tutto alla macchina, non impazziscono , non si ha il problema di stare a girare continuamente e non si attacca (e non mi sembra poco!).
Forse l'ho già detto in qualche altro post, io ho il modello TM31 e mi ci trovo veramente bene,;del resto, non ho ancora sentito nessuno che, possedendolo, se ne lamenta. Costa molto (anzi, moltissimo) ma vale anche molto (un po' come si stanno rivelando le ultime scarpe da passeggio che ho comprato, anch'esse molto care ma ottime).

martedì 18 maggio 2010

Spiedini afrodisiaci


Ingredienti:
  • fragole
  • sciroppo d'acero
  • zenzero in polvere
Tempo di preparazione: 10 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: semplicissimo: pulite le fragole, infilzatele negli spiedini e guarnitele con sciroppo d'acero e zenzero in polvere.

Note: le dosi sono libere ma... per due persone. Da gustare insieme alla persona amata. In questo modo capirete perché li ho chiamati "spiedini afrodisiaci".

Novità dall'orto: sono arrivati i piselli! Questi sono i primi e sono arrivati già la scorsa settimana (ma non sono riuscito a postarli prima).


mercoledì 28 aprile 2010

Muffin


Ingredienti:
  • 300 gr. di farina
  • 150 gr. di latte
  • 60 gr. di zucchero
  • 120 gr. di burro
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito (16 gr.)
  • 1 pizzico di sale
  • marmellata a piacere (per la farcitura)
Tempo di preparazione: 30 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: riscaldate il latte nel boccale (1 min 37° vel.1). Aggiungete il burro, lo zucchero e le uova, frullate (20 sec. vel. 4).
Unite la farina e un pizzico di sale, impastate (1 min. vel.5). Unite il lievito ed amalgamate (10 sec vel. 4). Versate un cucchiaio negli stampini, poi al centro un cucchiaio di marmellata. Ricoprite poi con un altro cucchiaio dell'impasto. Cuocete in forno caldo a 180° per 20 minuti.

Note: con queste dosi vengono circa 10 muffin.
Finalmente mi sono deciso anch'io a fare i muffin, e direi che, come primo esperimento, sono molto soddisfatto del risultato che mi ha convinto esteticamente ma ancora di più alla prova del palato.
La ricetta è copiata pari pari dal libro fornito in dotazione con il Bimby ed è stata realizzata appunto con questo. Come ho già detto in altri post, uso con molta soddisfazione il Bimby.
Per chi non lo avesse, penso che non ci sia alcun problema a fare l'impasto a mano magari seguendo la sequenza che ho indicato per amalgamare i vari ingredienti.
Per la farcitura ho utilizzato una marmellata fatta con delle peschine piccole e molto saporite che provengono da una pianta del mio orto. L'impasto non è molto dolce ma a me piace così; inoltre, la marmellata contribuisce a rendere più dolce il muffin.

mercoledì 10 febbraio 2010

Chocolate pistachio fudge



Chocolate pistachio fudge

ovvero: il "fudge" al cioccolato e pistacchio di Nigella Lawson.

Ingredienti:
  • 350 gr. di cioccolato fondente (almeno al 70% di cacao)
  • 397 gr. di latte condensato
  • 150 gr. di pistacchi senza sale sgusciati
  • 30 gr. di burro
  • 1 pizzico di sale
Tempo di preparazione: 30 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: tritate grossolanamente il cioccolato e mettetelo in una casseruola dal fondo spesso o, anche meglio, a bagnomaria sul fuoco insieme al latte condensato, al burro e al pizzico di sale fino a che non si sarà completamente sciolto ed amalgamato con gli altri ingredienti.
Rompete grossolanamente i pistacchi; per fare questa operazione potete metterli in un sacchetto da freezer e pestarli con un mattarello.
Aggiungete i pistacchi agli altri ingredienti e amalgamate il tutto.
Versate il composto in un vassoio di dirca 23 cm. di lato, lisciando la superficie con un coltello bagnato o una spatola in silicone.
Lasciate raffreddare in frigorifero e tagliatelo in piccoli pezzi di circa 3 x 2,25 centimetri.

Note: per il latte condensato ho indicato 397 grammi perché così è scritto nella ricetta originale ed anche perché è l'esatto contenuto della confezione che ho utilizzato per fare questo dolce.
Non ho trovato una traduzione per "fudge" che mi piacesse e perciò ho utilizzato il nome originale.
Il fudge è un dolce tipico nel Regno Unito e negli U.S.A. Si pensa sia un'invenzione americana, le prime notizie certe le si hanno dall'anno 1886. Infatti, la prima testimonianza si trova in una lettera scritta da Emelyn Battersby Hartridge, una studentessa del Vassar College di Poughkeepsie, vicino NewYork. Vi si legge che sua cugina preparava questo dolce a Baltimora già nel 1886 e lo vendeva per 40 centesimi la libbra. Quando poi Miss Hartridge venne in possesso della ricetta, nel 1888, ne preparò 30 libbre per il giorno della sua laurea. Piacque così tanto tra le studentesse che ben presto la ricetta divenne popolare in tutto lo stato di New York.
Nella ricetta originale veniva preparato facendo bollire lo zucchero nel latte, in questa, proposta da Nigella Lawson e provata da me, si utilizza direttamente il latte condensato.
Il fudge può essere conservato nel congelatore e può essere mangiato subito senza necessità di scongelarlo.

Potete vedere la preparazione di questo dolce eseguita direttamente da Nigella Lawson in questo video. Il video è natalizio ma questo ottimo dolce può essere preparato in ogni periodo dell'anno; comunque, siccome è una bomba calorica, conviene prepararlo durante i mesi invernali.


giovedì 28 gennaio 2010

Biscottini vegani di pasta frolla


Ingredienti:
  • 200 gr. di farina
  • 100 gr. di margarina
  • 100 gr. di zucchero
  • latte di soia q.b.
  • 1 pizzico di sale
Tempo di preparazione: 1 ora

Difficoltà: *


Preparazione: fate ammorbidire la margarina e impastatela con la farina e lo zucchero, unite un pizzico di sale e impastate velocemente aggiungendo il latte di soia necessario per rendere omogeneo l'impasto.
Lasciate riposare l'impasto in frigorifero per una mezzora avvolto nella pellicola trasparente, stendete la sfoglia abbastanza sottile, tagliate i biscotti con le formine, posizionateli nella leccarda rivestita con carta forno e infornate in forno preriscaldato a 180° fino a cottura, saranno sufficienti 10-15 minuti a seconda dello spessore dei biscotti.

Note: Esistono infinite versioni per fare la pasta frolla (anche vegana), io, in questo caso ho voluto utilizzarne una che mi sembra molto semplice. In quasi tutte le ricette che ho trovato è previsto anche l'utilizzo della scorza di limone grattugiata da aggiungere all'impasto; non l'ho messa perché non l'avevo ma vi assicuro che sono venuti buoni lo stesso.
Ovviamente, voi potete aggiungerla.
Si conservano anche parecchi giorni, a temperatura ambiente, conservati in una scatola di latta; il problema della conservazione è riuscire a tenerli e non mangiarli tutti subito!

domenica 24 gennaio 2010

Torta bicolore


Ingredienti:
  • 400 gr. di farina
  • 400 gr. di zucchero
  • 400 ml. di latte di soia
  • 100 gr. di margarina (o burro di soia)
  • 20 gr. di cacao
  • 1 bicchierino di rum
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • cannella in polvere
Tempo di preparazione: 40 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: ammorbidite la margarina e impastatela con la farina, lo zucchero, il latte di soia, il lievito e il bicchierino di rum. suddividete l'impasto in due ciotole e aggiungete il cacao in polvere in una e la cannella nell'altra; amalgamate gli impasti e versateli alternativamente nella tortiera cercando di creare un effetto artistico. Mandate in forno a cuocere per 30 minuti a 180°.

Note: per la serie: non tutte le ciambelle riescono col buco, questa ricetta è stata quasi un fallimento. Con queste dosi ho fatto due torte; una è quella che vedete nella fotografia e, anche se non è venuta speciale, è comunque presentabile e, soprattutto, è buona. L'altra, è venuta malissimo; siccome era più sottile, è cotta troppo; non avevo poi unto e infarinato bene il fondo della teglia e così si è attaccata al fondo e non si staccava: Ciliegina sulla torta: ho avuto la malsana idea di portarla ad una cena con amici che, mentre "scalpellavano" la teglia per estrarre a fatica i pezzi di dolce che si sbriciolavano sotto i colpi che gli venivano inferti, sono stati così gentili e comprensivi da dirmi: "non ti preoccupare, il gusto è buono".
In realtà il gusto non era male e sono molto contento di aver avuto la conferma che ho degli amici così carini e comprensivi!
Morale: non tutti i mali vengono per nuocere.

martedì 22 dicembre 2009

Pandolce genovese vegan



Il Natale è alle porte e questo è il mio modo di augurare a tutti i miei lettori e a tutti quelli che passano di qui (anche per caso) un felice Natale.

Ingredienti:
  • 2 kg. di farina 00
  • 100 gr. di lievito di birra
  • 500 gr. di zucchero
  • 400 gr. di margarina
  • 400 gr. di uva sultanina
  • 400 gr. di pinoli
  • 400 gr. di cedro candito
  • 1 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio
  • 1 bicchierino di marsala (facoltativo)
  • 1 pizzico di sale
Tempo di preparazione: circa 22 ore

Difficoltà: **


Preparazione: sciogliete il lievito in poca acqua a temperatura ambiente; disponete 200 gr. di farina a fontana e versatevi il lievito che avete sciolto in acqua; impastate energicamente e formate un panetto che coprirete con un panno e lascerete riposare almeno 12 ore (si, proprio 12 ore!) in un luogo tiepido (non freddo ma neanche troppo caldo) avvolto in una coperta.
Dopo questa prima lievitazione incorporate il resto della farina, aggiungete la margarina ammorbidita a bagnomaria, l'uva sultanina (precedentemente tenuta a mollo nell'acqua tiepida, scolata e asciugata grossolanamente), il cedro candito (tagliato a cubetti) e tutti gli altri ingredienti. Lavorate energicamente l'impasto fino a quando non sarà liscio e omogeneo aggiungendo acqua q.b. per farlo amalgamare. Suddividete l'impasto nelle varie pagnotte e lasciatele lievitare ancora per circa 8 ore in una stanza calda (in casa, con il riscaldamento in funzione, per intenderci; ma non a diretto contato con fonti di calore) coperte con carta forno, una salvietta e avvolte in una coperta per mantenere la temperatura ed evitare che siano esposte a correnti d'aria.
A questo punto, ultimata anche la seconda lievitazione, praticate nel mezzo delle pagnotte tre tagli a forma di triangolo e cuocete i pandolci in forno a 160° per circa un'ora e comunque fino a quando non saranno cotti (la prova dello stecchino, anche in questo caso, sarà d'aiuto: saranno cotti quando uno stecchino, infilato nel dolce, ne uscirà pulito).



Note: le dosi sono per sette pandolci. Si possono anche dimezzare le dosi, però, una volta che si intraprende un'impresa del genere, tanto vale farne tanti, vi assicuro che finiranno molto presto (se poi, li utilizzate per fare i regali di Natale, finiranno ancora prima!).



L'acqua nella quale si scioglie il lievito non deve essere troppo calda altrimenti i microorganismi responsabili della lievitazione, essendo termosensibili, muoiono e si ottiene un risultato peggiore (se non proprio disastroso).
Questo dolce, richiedendo tempi di lievitazione così lunghi va "programmato" per tempo. La prima lievitazione può essere fatta alla sera così da poter fare la seconda al mattino e cuocere il pandolce nel pomeriggio.
Ho visto anche ricette con lievitazioni molto più corte (solo una lievitazione da 4 ore) o, addirittura, con l'utilizzo del lievito chimico e senza lievitazione (mezz'ora di riposo e poi in forno); senza nulla togliere a queste ricette, io ho voluto provare quella che penso sia la migliore e quella classica. Nel periodo in cui è nato questo dolce non c'era la frenesia dei nostri giorni e le lievitazioni lunghe (spesso utilizzando la pasta madre) erano la normalità. La lunga lievitazione, poi, consente di utilizzare meno lievito (che in questa ricetta è comunque tanto) e di rendere maggiormente digeribile il pandolce.
Questa ricetta l'ho veganizzata semplicemente sostituendo il burro con la margarina.
Cercando la ricetta del pandolce nei vari ricettari che posseggo e su internet ho trovato le versioni più disparate, con ingredienti anche molto dissimili tra loro; non sono quindi riuscito a risalire alla ricetta veramente "tradizionale" e ho preparato questa versione che mi sembra quella più vicina al pandolce che, anni orsono, mio zio di Genova (che ora purtroppo non c'è più) comprava da un forno vicino a casa sua e mi portava per le feste natalizie.
Non me ne vorranno i genovesi per questa mia re-interpretazione del loro dolce tipico ma, anzi, se mi scrivono la ricetta originale, sarò felicissimo di provarla.

Il pandolce è un monumento della cucina genovese; nel sito della Regione Liguria "Agriligurianet" ho trovato queste interessanti notizie su questo dolce tradizionale.
Per antonomasia il dolce tipico del Natale a Genova, dall'aspetto ruvido ma dal contenuto sostanzioso come il carattere dei Liguri.
È antichissima la tradizione di arricchire il pane con lo zibibbo, infatti è archeologicamente provato che fosse già noto presso gli Egizi. Gli ingredienti fanno presupporre innegabili origini nel mondo arabo e i mercanti genovesi devono averlo conosciuto durante i loro viaggi e portato a casa dove, nei secoli, fu variato ed arricchito.
C'era un tempo quando sarebbe sembrato blasfemo non cucinare in casa il pandolce per il giorno del Natale, in cui ogni massaia conservava gelosamente la sua ricetta più o meno segreta ma in tutte spiccava la notevole abbondanza di ingredienti ricercati e preziosi. La preparazione di questo dolce era frutto di cura ed amore e c'era addirittura chi, per garantire un'ottima lievitazione, lo portasse a letto e lo ponesse accanto, all'ormai dimenticato "praeve" attrezzo necessario per sollevare le lenzuola attorno allo scaldino.
Un rito accompagnava l'arrivo del pandolce alla fine del desco natalizio come ultimo coronamento di un pranzo speciale. Era il più giovane della famiglia a portarlo in tavola adorno di un rametto di alloro ed era il più anziano a tagliarlo. Una fetta veniva tenuta per i poveri ed una gelosamente conservata per il giorno di San Biagio da sbocconcellare per proteggersi la gola.
La colonna sonora utilizzata per la preparazione di questo dolce era composta da brani natalizi interpretati da Bing Crosby; questo mi ha fatto entrare ancora di più nell'atmosfera natalizia. Se a questo aggiungiamo poi che, dove vivo, è venuta una nevicata che è stata definita la più copiose dell'ultimo quarto di secolo, non si poteva avere un'atmosfera più natalizia di questa (senza badare alla città completamente bloccata per un evento che, qui sul mare, non è poi così frequente).



venerdì 6 novembre 2009

Pancakes


Ingredienti:
  • 350 ml. di latte di soia
  • 200 gr. di farina 00
  • 20 gr. di olio di soia
  • 15 gr. di zucchero di canna
  • 6 gr. di lievito vanigliato per dolci
  • 1 pizzico di sale
Tempo di preparazione: 30 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: unite tutti gli ingredienti e amalgamateli aiutandovi con un mixer.
Ungete leggermente una padella antiaderente e, quando è ben calda, versate un po' del composto con un mestolo.
appena vedete affiorare le bolle in superficie e la parte inferiore è cotta, girate il pancake e terminate la cottura anche dall'altro lato.
Proseguite così anche con gli altri pancakes impilandoli via via che sono pronti su un piatto affinché si mantengano caldi.
Serviteli subito.

Note: le dosi sono per quattro persone.
Secondo me, il modo migliore di mangiarli è irrorandoli con sciroppo d'acero; io, tra le quattro gradazioni che ho trovato in Canada, preferisco quello dark, il più scuro, il più saporito, con un gusto tendente al caramello.
Una valida alternativa è spalmarli di marmellata.
Con la dose di zucchero indicata non vengono molto dolci; a me piacciono così anche perché li mangio assieme allo sciroppo d'acero; se li preferite comunque più dolci, aumentate la dose di zucchero.
I buchini che si formano in cottura hanno lo scopo di incamerare ancora più sciroppo.

lunedì 2 novembre 2009

I sapori di una volta - castagne bollite


Ingredienti:
  • castagne
  • alloro
  • finocchio selvatico
  • sale
Tempo di preparazione: 1 ora

Difficoltà: *

Preparazione: mettete in una pentola le castagne con una presa di sale, qualche foglia di alloro e un po' di semi di finocchio selvatico.
Portate a bollore e lasciate cuocere per almeno 40 minuti.

Note: se le castagne sono molto grandi andranno cotte anche un'ora.
Queste sono state bollite con la buccia e qui da noi si chiamano "baletti" ("ballotte "nella vicina Toscana), se invece si fanno cuocere sbucciate, abbiamo le "mondine" (da noi, in dialetto, si chiamano "borgoi"). Ogni regione utilizza nomi diversi per le castagne a seconda di come sono cotte (arrostite, bollite, ecc.); alcuni di questi nomi sono simili (come nell'esempio che ho appena fato).
Mi piacerebbe sapere come si chiamano dove vivete voi.
Le castagne che ho utilizzato sono nostrali e mi sono state regalate da un'amica come dicevo nella ricetta delle caldarroste.
L'alloro e il finocchio selvatico vengono dal mio orto.
Questo piatto mi ricorda i sapori di una volta, quando era tradizione preparare le castagne bollite per la sera da mangiare dopo cena e conservarne alcune sbucciate per la colazione o la merenda del mattino dopo.



Alcune considerazioni sulle fotografie e sulla giornata odierna.
Chi mi conosce e chi segue sul blog saprà della mia passione per la fotografia (i risultati, però, li lascio giudicare a voi); anche le fotografie che ho messo in questo post sono state "studiate": l'ambientazione, la luce, gli elementi compositivi.
Non è però solo per fini estetici che ho messo un libro nelle fotografie.
Questo libro, il libro Cuore di Edmondo de Amicis, è un'edizione del 1923 che apparteneva (assieme a molti altri libri) ad un mio zio di multiformi saperi e di cultura eclettica che è venuto a mancare.
Pur avendo vissuto una vita assai travagliata (è stato anche recluso in un campo di concentramento nazista) fino all'ultimo ha voluto ampliare i suoi orizzonti ed imparare cose nuove.
Questa diventa quindi un'occasione per ricordare lui e tutti i nostri cari che sono defunti. Un modo per ricordare l'affetto che ci ha legato e che continua, seppur per vie diverse, a legarci a loro.
Non sono più "da noi" ma sono sempre "con noi".
Mi auguro quindi che il giorno della commemorazione dei defunti sia un giorno per pensare a loro in maniera ancora più intensa e per sentirli ancora più vicini a noi.
In questa giornata, se possiamo, proviamo anche a rivolgere un pensiero, a recitare una preghiera per quei defunti, tanti nel mondo attuale, che non hanno mai avuto una persona che li pensi e tanto meno una preghiera e che anche in vita non hanno mai incontrato una mano e un cuore che abbia cercato di salvarli.

martedì 27 ottobre 2009

Torta al cioccolato


Ingredienti:
  • 125 gr. di farina 00
  • 125 gr. di zucchero
  • 125 ml. di latte di soia
  • 25 gr. di cacao amaro
  • 8 gr. di lievito (circa 1/2 bustina)
  • 1 bicchierino di rum
  • 1 cucchiaio di olio di riso
Tempo di preparazione: 40 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: amalgamate tutti gli ingredienti e mandate in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

Note: con queste dosi ho usato una teglia rettangolare di 24 x 16 centimetri.
Semplice e veloce da fare, è ottima a fine pasto, a colazione e per merenda.
Anche questa ricetta è copiata, con poche modifiche, ma non ricordo dove l'ho presa.


lunedì 26 ottobre 2009

Elogio della castagna - caldarroste


Ingredienti:
  • castagne
Tempo di preparazione: 20 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: praticate un taglio su un lato delle castagne per tutta la loro larghezza, disponetele sulla leccarda e mettetele nella parte alta del forno acceso alla massima temperatura con la funzione grill. Appena sono cotte, toglietele dal forno e servite in tavola.


Note: le castagne devono cuocere velocemente in modo che non si asciughino troppo. Più vicine al grill le mettete meglio vengono.
Cucinate in questo modo sono buone in ogni momento; a fine pasto, come spuntino fuori orario, ecc.
Il metodo tradizionale di cucinarle è quello sul fuoco con l'apposita padella forata. Se anche non si dispone del fuoco di legna si può fare anche sulla fiamma della cucina a gas.
Io ho una vecchia padella da caldarroste realizzata (come si faceva un tempo) praticando dei fori in una padella di ferro; ha tantissimi anni e ci sono affezionato però la uso solo quando faccio le caldarroste nel camino.
In casa uso il metodo che vi ho indicato perché, secondo me, vengono meglio e si sporca di meno.
Queste castagne me le ha regalate un'amica che le ha raccolte dalle nostre parti; è stato un baratto involontario ma graditissimo, le avevo portato i cachi delle mie piante (so che gli piacciono moltissimo) e lei mi ha fatto questo bel regalo!


Ho intitolato questo post: elogio della castagna perché mi piacciono molto le castagne e perché sono un frutto molto versatile che si presta ad essere utilizzato in tanti modi: così arrostite, bollite, crude, secche; con la farina si preparano tante pietanze (il castagnaccio e molte altre); la marmellata di castagne è particolarmente buona per non parlare poi dei marron glacé!
Ancora, è l'ingrediente di innumerevoli dolci (vi dice niente il nome mont blanc?).
Infine, è stato per molto tempo il cibo principale nelle nostre campagne durante i lunghi inverni.
Facile da seccare e da ridurre in farina, si conservavano bene e rappresentavano un cibo energetico ed economico per le popolazioni del nostro entroterra e dell'appennino.

giovedì 8 ottobre 2009

Fichi secchi - aggiornamento


Un aggiornamento veloce sui fichi secchi che avevo postato giorni addietro giusto per farvi vedere il risultato finale.
Ormai sono pronti da mangiare, tra qualche giorno avranno ancora più zucchero cristallizzato in superficie e saranno ancora migliori.
Bisogna saper aspettare...

martedì 22 settembre 2009

Fichi secchi


Ingredienti:
  • fichi
Tempo di preparazione: alcuni giorni



Difficoltà: *

Preparazione: cogliete i fichi e metteteli stesi su graticci al sole; dovranno stare al sole per i giorni necessari affinché secchino completamente. Una volta seccati, sbollentateli per pochissimi minuti in acqua già bollente (questo servirà a pulirli). Metteteli quindi ad asciugare tra due panni ed esponeteli ancora due o tre giorni al sole; questa volta copriteli con un velo o una retina a maglie fitte per far si che siano completamente secchi ma che non prendano polvere e non vi si posino gli insetti. Riponeteli in sacchetti di tela e conservateli in un luogo fresco e asciutto.
Sonno una riserva di energia (e di golosità) adatta a tutti i momenti (uno spuntino, alla fine di un pasto, ecc.).



Note: oltre alla marmellata di fichi (che io ho fatto con i fichi fioroni) ecco un altro modo classico di conservare i fichi. Ho utilizzato i fichi che maturano ad agosto e che tendono già a seccare sulla pianta; con il caldo che c'è stato e l'assenza di pioggia in questo periodo, erano quasi già pronti. Per farli seccare sono bastati 5 o 6 giorni.
Ricordatevi di metterli al sole al mattino e di ritirarli la sera affinché non prendano l'umidità della notte.
Come spiegavo nella ricetta, il passaggio in acqua bollente serve ad eliminare la polvere e quel po' di sporco che può essersi posato durante l'esposizione al sole; altro non mi sembra necessario in quanto uso solo i fichi della mia pianta (ovviamente biologici da sempre) e che si trovano lontani da fonti di inquinamento.
La ricetta che ho postato è quella che utilizza mia mamma, che le è stata insegnata da mia nonna e che si tramanda nella nostra famiglia da generazioni.
Questi fichi sono un po' più scuri di quelli che si trovano in commercio perché, pur essendo la stessa varietà di fico, non sono sbiancati (nei procedimenti industriali con un trattamento ai vapori di zolfo); non avranno quindi l'aspetto di quelli comprati ma il gusto e le proprietà nutritive sono senza dubbio migliori.
In tante ricette che ho trovato i fichi vengono spaccati a metà e messi a seccare, in questa i fichi vengono messi a seccare interi.
Durante la loro preparazione non viene aggiunto niente; quando si consumano, possono essere gustati da soli o accompagnati da altra frutta secca (e, a chi piace, anche da un buon bicchiere di vino da meditazione).
Secondo Wikipedia (e non solo), i fichi secchi sono ricchi di vitamine A e B, proteine, zuccheri, e sali minerali (potassio, magnesio, calcio) hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.


Nelle foto, le varie fasi della lavorazione. Quest'ultima raffigura i fichi all'inizio del procedimento.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.


venerdì 18 settembre 2009

Torta con i pinoli


Ingredienti:
  • 250 gr. di farina 00
  • 250 gr. di zucchero di canna
  • 250 ml. di latte di soia (non aromatizzato)
  • 50 gr. di margarina
  • 50 gr. di pinoli
  • 10 gr. di lievito per dolci (una bustina scarsa)
  • un bicchierino di rum
  • la buccia grattugiata di un limone bio
Tempo di preparazione: 45 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: amalgamate tutti gli ingredienti facendo attenzione a far sciogliere la margarina, versate in una tortiera unta; guarnite con i pinoli in superficie e mettete a cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti.
Per vedere se la torta è cotta fate la classica prova dello stuzzicadenti.

Note: questa è la versione vegana della torta super rapida che avevo postato lo scorso febbraio.
Una torta semplicissima e velocissima da preparare che però riscuote sempre molto successo.

venerdì 28 agosto 2009

Gelo di mellone (gelatina di anguria)


Ingredienti:
  • 1 l. di succo di anguria
  • 100 gr. di zucchero di canna
  • 80 gr. di amido di mais
Tempo di preparazione: 40 minuti (oltre al tempo di riposo in frigorifero)

Difficoltà: *

Preparazione: tagliate e sbucciate l'anguria, togliete tutti i semi e frullate la polpa. Scolate il frullato in modo da separare solo il succo. Sciogliete in poco succo lo zucchero e l'amido di mais facendo attenzione ad eliminare tutti i grumi. Unite il succo restante, una spolverata di cannella, mescolate e mettere sul fuoco in un pentolino. Tenetelo sulla fiamma a fuoco basso fino a quando non comincerà a bollire.
Sarebbe bene arrivare al massimo a 90° per i motivi che spiegherò più avanti ma, se non si dispone di un termometro adatto, basterà spegnere non appena comincia a bollire.
A questo punto, versate la gelatina nelle coppette o negli stampini e mettetela in frigo a raffreddarsi e solidificarsi; basteranno poche ore.
Servite con una spolverata di cannella o al naturale.

Note: con queste dosi vengono circa 10 porzioni come quelle della fotografia.
Per ottenere il succo di anguria si può utilizzare anche un passapomodoro; in questo caso non è necessario eliminare i semi che non passeranno attraverso i fori del passapomodoro e verranno automaticamente separati. In alternativa, per fare ancora più alla svelta, si può usare una centrifuga (come ho fatto io); siccome però la centrifuga tende a sprecare un po' di succo, recuperate quel succo filtrandolo in modo da eliminare i semi.
Come si può vedere dalla fotografia, ho versato la gelatina negli stampini di silicone, mi sembra che facciano un bell'effetto.
Il "gelu di muluni", o, italianizzato, il "gelo di mellone" (con due elle) è un dolce estivo tipicamente siciliano, ma principalmente palermitano. Un tempo, era considerato un dolce povero, ma molto in voga durante il festino di Santa Rosalia, patrona palermitana.
Può essere guarnito con altra cannella in polvere oppure con granella di pistacchio non salato e/o con scaglie di cioccolato fondente.
Se li avete, è tradizione aromatizzare il gelo di mellone con dei fiori di gelsomino (biologici e non cresciuti vicino a fonti di inquinamento), utilizzando poca acqua o una parte del succo per macerare qualche ora una manciata di fiori e aggiungere l’infuso al resto del succo, meglio se verso la fine della gelificazione per mantenerne l’aroma.
Io non avevo nessuno di questi ingredienti e l'ho mangiato sia al naturale che con una spolverata di cannella; è molto buono anche così.

I Siciliani e soprattutto i Palermitani vorranno essere indulgenti con me perdonandomi eventuali errori e magari segnalandomeli così che io possa correggerli.

Divagazioni: curiosando su internet, oltre a questa ricetta (che ho trovato in versioni diverse ma molto simili tra loro) e ad alcune delle informazioni riportate sopra, ho trovato anche alcune informazioni di "cucina molecolare" intesa come quella disciplina scientifica che insegna a comprendere i meccanismi che stanno alla base delle trasformazioni che avvengono negli alimenti durante la loro preparazione. In altre parole, la gastronomia molecolare può essere utilizzata come scienza applicata in cucina, non per inventare un nuovo modo di cucinare, ma per comprendere meglio i fenomeni fisico chimici che avvengono durante la preparazione dei piatti, di spiegarli scientificamente, e di sfruttare queste conoscenze per migliorare la qualità delle preparazioni.
Ecco dunque alcune interessanti (secondo me) informazioni che ho trovato sulle gelatine.
Da bambini ci avevano insegnato che la materia si può presentare in forma solida, liquida o gassosa. Come classificare quindi la gelatina?
Si è fatta strada una nuova categoria, la materia soffice. Molti cibi ricadono in questa categoria e si è addirittura sviluppato un intero campo di studi per indagare le proprietà dei materiali che hanno proprietà intermedie tra le fasi "classiche" della materia.
Molti di questi studi si concentrano sui gel, materiali che possiedono proprietà a metà strada tra i liquidi e i solidi. Il primo gel scoperto e utilizzato in gastronomia è stata la gelatina, dove una rete tridimensionale di collagene (una proteina) intrappola e immobilizza un grande volume di acqua. Altre sostanze si possono comportare in modo simile, ad esempio gli amidi, e formare un gel se disciolti in acqua e riscaldati ad una certa temperatura (il termine gelatina viene riservato al gel formato dal collagene).
Gli amidi sono lunghe catene composte da molecole di glucosio, uno zucchero semplice. Se la catena è solo una linea senza ramificazioni, si chiama amilosio (se presenta ramificazioni laterali, invece, si chiama amilopectina). Queste due molecole hanno proprietà diverse e si trovano, in percentuali differenti, nelle polveri estratte dai vari vegetali. Inoltre le catene non hanno tutte la stessa lunghezza, anche questo parametro dipende dal vegetale di provenienza.
L'amilopectina è un polimero del glucosio, altamente ramificato, presente nelle piante. È una delle due componenti dell'amido (l'altra è l'amilosio), ed costituito dall'alfa-D-glucopiranosio.
Le componenti monosaccaridiche (glucosidi sono legate in modo lineare tra loro per mezzo di legami di tipo alfa(1->4); le ramificazioni avvengono con legami di tipo alfa(1->6), ogni 24-30 unità di glucosio. Nell'amilopectina, il numero di molecole di glucosio presenti può variare da 2.000 a 200.000.
L'idrolisi dell' amilopectina che avviene, tra l'altro, nel processo della germinazione del seme, comporta la dissoluzione dei legami alfa(1->4) ad opera degli enzimi alfa e beta-amilasi e la conseguente produzione di destrine (segmenti più piccoli contenenti legami di tipo (1->6) che verranno successivamente attaccate da altri enzimi detti destrinasi. Il risultato di ciò, che avviene unitamente alla degradazione dell'amilosio, sarà la frammentazione di tutto l'amido in unità più piccole, maltosio e glucosio. Il grado di metilazione delle pectine tende a diminuire con la fase di maturazione esempio del frutto. La stabilità dei gel delle pectina è ricollegata in primo luogo al grado di metilazione delle pectine, alla presenza dei legami a idrogeno che stabilizzano la struttura cristallina. Le catene polimeriche sono in grado infatti di trattenere tra le maglie della struttura cristallina acqua e altre sostanze che determinano la stabilità del gel.
La formula bruta o molecolare dell'amilopectina è: (C6H10O5)n
Questa è la sua struttura:


L'amilosio, invece, è uno zucchero polisaccaride che deriva dall'unione di centinaia di molecole di alfa-D(+)-glucosio (solitamente da 300 a 3000) ed è uno dei componenti dell'amido (l'altro è l'amilopectina).
Il legame tra due unità adiacenti si forma tra l'atomo di carbonio n°1 e il n°4 delle due molecole di glucosio con l'eliminazione di una molecola d'acqua; l'amilosio ha quindi struttura lineare. Il contenuto in amilosio di un cibo è un indice del livello di retrogradazione dell'amido subito dall'alimento, fenomeno al quale è legato il noto processo di raffermamento.
L'amilosio ha la stessa formula bruta o molecolare dell'amilopectina: (C6H10O5)n
La sua struttura è però diversa:


Se cerchiamo di sciogliere un pizzico di queste polveri in un bicchiere d'acqua fredda, noteremo che non si riesce. Mescolando il liquido diventa torbido ma poco dopo si deposita sul fondo, questo perché gli amidi sono insolubili in acqua (si sciolgono invece in bocca perché la saliva oltre all'acqua contiene la ptialina in grado di rompere i legami delle catene, fino a liberare le molecole di zucchero).
A temperature elevate però si comportano diversamente; infatti, se scaldiamo l'acqua in cui abbiamo versato gli amidi, succederà quanto descritto sopra, cioè si addenseranno fino a formare un gel di amidi (le temperature del calore dipendono ancora una volta dal tipo di amido usato).
Cosa è accaduto? Le catene, sotto l'azione del calore, hanno assorbito acqua e si sono srotolate, fino a legarsi le une con le altre formando la trama di un tessuto che ha conferito al sistema una struttura solida soffice, catturando fra le sue maglie le molecole d'acqua.
Scaldandosi, i granuli di amido permettono all'acqua di penetrare all'interno, liberando contemporaneamente l'amilosio, un polimero composto da moltissime molecole di glucosio, che contribuisce alla formazione del gel. La gelificazione inizia attorno ai 60 ºC.
Continuando a scaldare la viscosità del succo aumenterà sempre più, sino a raggiungere un massimo attorno ai 90 ºC.
Con questo principio è possibile preparare qualsiasi tipo di gelatina; potremo avere delle gelatine dolci, usando, per esempio, succo di frutta o caffè zuccherato ma anche salate facendo magari degli "gnocchi" un po' particolari.

Linkografia (non vegetariana):
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/08/17/le-ricette-scientifiche-il-gelo-di-mellone/
http://www.moebiusonline.eu/blog/dblog/articolo.asp?articolo=5
http://it.wikipedia.org/wiki/Amilopectina
http://it.wikipedia.org/wiki/Amilosio

venerdì 19 giugno 2009

Colazione col sorriso



Guardando una ricetta pubblicata su Veganblog da Elettra che prevedeva l'uso della tahina (che non conoscevo e che ho scoperto grazie a lei) mi è venuta voglia di provarla e così ho preparato la mia prima ricetta: il tofu con la tahina.
Mi è comunque rimasta la voglia (e la tahina!) di preparare qualche altra ricetta con questo ingrediente e così ho deciso di "copiare" proprio la sua ricetta, una colazione primaverile con la quale ha fatto il suo debutto su Veganblog.
Adesso ha già pubblicato moltissime ricette, tutte interessanti.
Io ho voluto chiamarla colazione col sorriso, perché mi ha fatto iniziare la giornata con il buonumore!


Ma veniamo alla mia colazione; avevo in casa una serie di ingredienti, quasi tutti quelli indicati da Elettra; quelli che non avevo li ho sostituiti con altri similari.
Gli ingredienti erano questi.


Ingredienti:
Tempo di preparazione: 10 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: spremete l'arancia e centrifugate la carota e la mela; unite il tutto: avrete così preparato il succo.
Unite la tahina con lo sciroppo di tarassaco e spalmate il composto sulle gallette di farro.
Sbucciate la banana e fatela a rondelle; disponete le rondelle sulle gallette e disponete sopra ogni rondella di banana un pezzetto di noce e al centro delle gallette mezzo gheriglio di noce.

Note: Questa colazione l'ho preparata solo per me, quindi: dosi per una persona.
Lo sciroppo di fiori di tarassaco che ho utilizzato era il primo che avevo fatto e l'ho lasciato addensare troppo, la tahina mi è servita anche a renderlo più fluido.



giovedì 28 maggio 2009

Marmellata di mele al gusto di strudel


Ingredienti:
  • 1200 gr. di mele
  • 600 gr. di zucchero
  • 1 bustina di pectina (2:1, cioè che serve per due parti di frutta e 1 di zucchero)
  • pinoli
  • uvetta
  • cannella in polvere
  • foglie di menta (in alternativa a pinoli, uvetta e cannella)
Tempo di preparazione: 40 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: lavate e sbucciate le mele, eliminate il torsolo e fatele a pezzetti piccoli con il coltello o con il frullatore. Se usate il frullatore fate attenzione a non farne una crema ma piuttosto dei piccoli pezzettini, anche disomogenei in grandezza (così la marmellata è più buona).
Mettete le mele sminuzzate in una pentola, aggiungete la bustina di pectina, lo zucchero e mettete la pentola sul fuoco; da quando comincia a bollire lasciate cuocere per 4 minuti, aggiungete una manciata di pinoli, una manciata di uvetta precedentemente ammollata nell'acqua calda, un cucchiaino di cannella in polvere e mescolate il tutto.
Invasettate la marmellata ancora bollente, capovolgete i vasetti a testa in giù per sterilizzare il tappo; aspettate un minuto o due che il tappo si sia sterilizzato per il calore e poi capovolgete di nuovo i vasetti nel loro giusto verso.

Note: nella confezione c'è scritto che una bustina di pectina serve per un chilo di frutta ma le mele hanno già la pectina dentro e quindi per non avere una marmellata troppo densa è meglio aumentare un po' la dose di frutta.
Se usate il frullatore per sminuzzare le mele il risultato migliore si ottiene con il tasto ad intermittenza del frullatore anche detto "pulse".
Non fate raffreddare la marmellata alla rovescia perché rapprendendosi si appiccica al coperchio.
Io ho usato la pectina 2:1 cioè due parti di frutta e una di zucchero seguendo le istruzioni riportate sulla scatola (tritare la frutta, aggiungere la pectina, mettere sul fuoco, aggiungere lo zucchero). Poi, a cottura ultimata ho aggiunto cannella a piacere e due cucchiai di pinoli e tre di uvetta ammollata nell'acqua per ogni chilo di marmellata.
Io preferisco usare la pectina perché la marmellata cuoce meno e sa più di frutta. Siccome le mele già hanno la pectina, si può aumentare ulteriormente la dose di frutta rispetto alla ricetta.
Se si vuole provare si possono sostituire uvetta, pinoli e cannella con una manciatina di foglie di menta sminuzzate. Il binomio ha un gusto fresco che si addice di più alla primavera estate, invece il gusto strudel è più invernale. Anzi, siccome la cannella e i pinoli e l'uvetta si aggiungono a fine cottura, volendo si può dividere la marmellata e farne una parte al gusto di strudel e l'altra con l'aggiunta di un mazzetto di menta tritata.

Con questa ricetta partecipo al concorso: sotto vetro.


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domenica 26 aprile 2009

Frittelle glassate


Pensando a quale ricetta fare per il concorso di Paola, mi è venuta in mente una poesia di Trilussa, si intitola "La Perla" ed è contenuta nella raccolta "Fiabe rosse". Io l'ho trovata in una raccolta di poesie varie de Trilussa "Libro n.9, Le cose, La gente", nella sezione "Le cose" ci sono le "fiabe rosse" e qui, a pag.97, si trova questa poesia. Il libro è edito da Mondadori nel 1951.

La Perla

Er Re Falloppa* disse a la Reggina:
- Prima de pranzo vattene in cucina
a fa' un pasticcio pe' l'Imperatore
ch'arriva da la Cina.-
E la Regina, bella che vestita,
s'arzò la coda, se sfilò li guanti
e s'appuntò la vesta su la vita:
e doppo d'avè fritta na frittella
ne la reggia padella
la riempì de canditi e de croccanti.
Fu allora che una perla der diadema
còr calore del foco se staccò
e je cascò ner piatto de la crema.
(Er coco se n'accorse, ma a bon conto,
speranno forse che finnito er pranzo
l'avrebbe ritrovata in quarche avanzo,
s'ammascherò da tonto.)

Da qui nacque l'impiccio:
perché l'Imperatore de la Cina
doppo pranzato disse a la Reggina:
-M'ha fatto veramente un bon pasticcio,
ma quer confetto grosso ch'ho inghiottito
me s'era messo qui, ner gargarozzo,
che un antro po' me strozzo...
- Ma che confetto! - je rispose lei -
S'è magnata la perla principale
der diadema reale!
Ereno infatti sette: e mò so' sei!
Proprio la perla nera, proprio quella
comprata espressamente ner Perù
per un mijone e più...
Ah, poveretta me,
se lo sapesse er Re!...-

L'Imperatore, ch'era un gentilomo,
je disse: - in de 'sto caso stia sicura
che per domani sarà mia premura
de fajela riavè da un maggiordomo.
Farò fa' le ricerche a un diplomatico,
sero, prudente e pratico,
ch'ogni tantino stampa un Libbro Verde
su quello che se trova e che se perde.

E adesso nun me resta
che chiede scusa de l'inconveniente,
ma tutto passa, e necessariamente
passerà puro questa...-
La sera doppo, infatti sur diadema
de la bella Reggina fu rimessa
la perla... quella stessa
cascata ne la crema.


MORALE

Pe' rimette 'na perla a una corona
qualunque strada è bona.

* maschera del teatro romanesco del Sette-Ottocento; trasl., individuo vano e millantatore.

Nella poesia si parla di una perla nera, per questo ho utilizzato una caramella Nougatine; però mi sono voluto sbizzarrire a fare anche una decorazione leggermente diversa, utilizzando un confetto (come dice l'Imperatore) e utilizzando la glassa al cioccolato, questo è il risultato:

Eccoci alla ricetta:

Ingredienti (per le frittelle):
  • 500 gr. di farina manitoba
  • 120 gr. di zucchero a velo
  • 100 gr. d'olio evo
  • 100 gr. di latte
  • 2 uova
  • 30 gr. di burro
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • sale (un pizzico)
Ingredienti (per la crema):
  • 500 gr. di latte
  • 4 tuorli d'uovo
  • 1 bustina di vanillina
  • 50 gr. di fecola di patate
  • 100 gr. di zucchero
Ingredienti (per la glassa e la copertura):
  • zucchero a velo
  • acqua
  • cacao in polvere (solo per quella al cioccolato)
  • granella di mandorle
  • canditi misti piccoli
  • confetti (per quelle con la glassa al cioccolato)
  • Nougatine (per quelle con la glassa bianca)
Tempo di preparazione: 2 ore

Difficoltà: **

Preparazione: Mescolate lo zucchero a velo, il latte e l'olio; aggiungete le uova e il burro sciolto amalgamando bene ed evitando la formazione di grumi. Aggiungete anche il lievito in polvere e un pizzico di sale, continuando a mescolare.
Incorporate ora la farina, sempre cercando di evitare la formazione di grumi. Mettete ora l'impasto a lievitare in un luogo caldo (potete utilizzare il forno, preriscaldato a 40-50°) fino a che non è lievitato bene (dovrebbe raddoppiare il suo volume).
Quando l'impasto è pronto, formate delle palline che metterete a friggere in abbondante olio. Quando sono belle dorate, scolate le frittelle e lasciatele raffreddare.
Preparate quindi la crema; io ho utilizzato il Bimby e, quindi, la ricetta base del ricettario Bimby, basta versare nel boccale tutti gli ingredienti e cuocere per 7 minuti a velocità 4 e temperatura 80°. Se non utilizzate il Bimby, potete fare una comune crema pasticcera con la ricetta che preferite.
Praticate qindi un foro nelle frittelle e, aiutandovi con un sac a poche, farcite di crema le frittelle.
Preparate ora la glassa.
Unite lo zucchero a velo a pochissima acqua e mescolate fino a che non acquista la consistenza desiderata; tenete conto che la glassa tende a rassodare, perciò fatela abbastanza fluida da poterla versare sulle frittelle ma non troppo perché non coli tutta.
Per quella al cioccolato, aggiungete il cacao in polvere allo zucchero a velo e all'acqua.
Versate la glassa sule frittelle in modo che siano coperte sopra, guarnite quindi con la granella di mandorle (i "croccanti", cioè il croccantino, della poesia) e con i canditi assortiti.
Ultimate la guarnitura mettendo un confetto sopra alle frittelle con la glassa al cioccolato e una caramella Nougatine sopra a quelle con la glassa bianca (come nelle foto).

Note: le dosi sono per una ventina di frittelle.
Il foro nelle frittelle l'ho fatto in altro così il buco viene coperto dalla glassa e non si vede.
La glassa l'ho fatta utilizzando acqua al posto dell'albume perché lo preferisco, non a tutti piace il gusto dell'albume crudo che in minima parte resta nella glassa.
L'effetto scenico è ottimo ma la ricetta è migliorabile. Prossimamente cercherò di fare di meglio.
Forse si possono cuocere anche al forno, ma in questo caso... non sarebbero più state frittelle!
Mi sono già preso alcune libertà interpretative, non volevo esagerare.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta: ricette viste, lette e mangiate.

lunedì 30 marzo 2009

Creme brulée


Nel film del 2001 "Il favoloso mondo di Amelie", tra le cose che piacciono alla protagonista, insieme a molte altre cose, c'è la creme brulée (per la precisione: rompere la crosta della creme brulée con la punta del cucchiaino).



Ingredienti:
  • 500 ml. di panna liquida
  • 4 tuorli d'uovo
  • 100 gr. di zucchero
  • la scorza di mezzo limone
  • 1 bustina di vanillina
  • zucchero di canna
Tempo di preparazione: 30 minuti

Difficoltà: *

Preparazione: preparate una normale crema pasticciera utilizzando la panna liquida al posto del latte e della farina (non chiedetemi il perché, so solo che la ricetta è così). Io l'ho preparata con il Bimby; se non lo avete potete utilizzare un normalissimo pentolino oppure procedere come segue: scaldate la panna in un pentolino fino quasi ad ebollizione, versate quindi la panna in una o più teglie da forno, incorporate la vanillina, la scorza di limone e i tuorli che avrete lavorato in precedenza con lo zucchero; fate cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° (basterà mettere le teglia in una teglia più grande con acqua calda che arrivi a circa metà altezza). Quando è pronta, ritiratela dal formo e lasciatela raffreddare. Cospargete ora la crema di zucchero di canna che farete caramellare con un flambatore; se, come me, non avete il flambatore potete mettere le teglie sul piano più alto del forno sotto il grill per un paio di minuti, il tempo necessario affinchè lo zucchero si caramelli.

Note: le dosi sono per quattro persone.
Tra le etichette ho inserito, oltre ai dolci, anche merende e spuntini perché, gustarsi una coppetta di questa crema, mi sembra un ottimo modo di fare merenda o un spuntino dolce a metà pomeriggio.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta e concorso a premi: ricette da film.



... e anche alla raccolta di Pan di Panna: il dolce cucchiaio.


Aggiornamento del 21 aprile 2009: con questa ricetta partecipo anche alla raccolta: ricette viste, lette e mangiate.