Dopo che, l'anno scorso, ho messo i pomodori nel mio microscopico giardino, quest'anno ho cominciato la mia attività di ortolano mettendo le patate ma... non le ho messe nella terra come si fa usualmente, le ho messe in un sacco; così come ho visto in un video dove Grazia Cacciola (Erbaviola.com) spiega come fare.
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domenica 14 aprile 2013
giovedì 21 marzo 2013
Primavera!
Finalmente oggi è il primo giorno di primavera.
Primavera che, almeno qui da me, si è presentata con una bella giornata di sole, non troppo caldo ma comunque un bel sole; dopo tanta pioggia fa piacere vedere il sole.
Purtroppo penso che durerà molto poco e che presto tornerà la pioggia ed il brutto tempo; almeno così ci dicono le previsioni meteo.
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domenica 7 ottobre 2012
Never say never
Mai dire mai!
Dopo il post sulle "verdure di stagione" ecco pronti i primi pomodori; questi sono i tondi insalatari:
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venerdì 28 settembre 2012
Verdure di stagione
Dico sempre (nel blog e non solo) che è preferibile mangiare frutta e verdura di stagione; questo per svariati motivi; la frutta e la verdura se mangiate nella loro stagione sono più gustose, hanno maggiori proprietà nutritive e costano anche meno, inoltre, non sono di serra ed è più facile acquistarle di produzione locale (o, come va di moda dire, a km 0).
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domenica 20 novembre 2011
Marmellata di arance amare

Ingredienti:
- 6 arance amare (sia polpa che buccia)
- 2 arance dolci (solo polpa)
- 2 limoni non trattati (solo buccia)
- 1,6 chili di zucchero
Tempo di preparazione: 2 ore + 48 ore di riposo
Difficoltà: *
Preparazione: sbucciate superficialmente le arance ed i limoni evitando il più possibile la pellicina bianca; tagliate poi la buccia a striscioline sottili; mettete tutta la frutta in una ciotola e coprite con acqua fredda. Lasciate riposare per 24 ore, dopodiché fate bollire il tutto a fuoco lento per 40 minuti in una casseruola (senza il coperchio).
Lasciate riposare per altre 24 ore nella casseruola (questa volta coperta).
A questo punto, mettete la casseruola a fuoco basso e, quando sarà al punto di ebollizione, aggiungete pian piano lo zucchero mescolando fino a che non sarà sciolto.
Sempre a fuoco basso, continuate la cottura fino a che la marmellata non si sarà ritirata ed avrà raggiunto la consistenza desiderata (potete fare la prova del piattino)*; indicativamente occorreranno tra i 10 ed i 20 minuti (a seconda della velocità di evaporazione della parte liquida).
Invasettate, chiudete i vasetti e lasciate raffreddare la marmellata capovolgendo i vasetti.
Note: le arance amare che ho utilizzato sono quelle della mia pianta mentre quelle dolci ed i limoni sono anch'essi biologici e mi sono stati regalati da amici (i limoni sono quelli - famosi - delle 5 terre). La ricetta è quella che mi è stata tramandata da mia mamma che a sua volta l'ha avuta... no, non da sua mamma ma da una mia amica!
Ecco finalmente la ricetta che avevo promesso in questo post.
* Prova del piattino: questa prova consiste nel far cadere da un cucchiaino su un piatto asciutto un poco del composto che state preparando; se la marmellata si attacca al piattino e non scorre su di esso vuol dire che è pronta.
Difficoltà: *
Preparazione: sbucciate superficialmente le arance ed i limoni evitando il più possibile la pellicina bianca; tagliate poi la buccia a striscioline sottili; mettete tutta la frutta in una ciotola e coprite con acqua fredda. Lasciate riposare per 24 ore, dopodiché fate bollire il tutto a fuoco lento per 40 minuti in una casseruola (senza il coperchio).
Lasciate riposare per altre 24 ore nella casseruola (questa volta coperta).
A questo punto, mettete la casseruola a fuoco basso e, quando sarà al punto di ebollizione, aggiungete pian piano lo zucchero mescolando fino a che non sarà sciolto.
Sempre a fuoco basso, continuate la cottura fino a che la marmellata non si sarà ritirata ed avrà raggiunto la consistenza desiderata (potete fare la prova del piattino)*; indicativamente occorreranno tra i 10 ed i 20 minuti (a seconda della velocità di evaporazione della parte liquida).
Invasettate, chiudete i vasetti e lasciate raffreddare la marmellata capovolgendo i vasetti.
Note: le arance amare che ho utilizzato sono quelle della mia pianta mentre quelle dolci ed i limoni sono anch'essi biologici e mi sono stati regalati da amici (i limoni sono quelli - famosi - delle 5 terre). La ricetta è quella che mi è stata tramandata da mia mamma che a sua volta l'ha avuta... no, non da sua mamma ma da una mia amica!
Ecco finalmente la ricetta che avevo promesso in questo post.
* Prova del piattino: questa prova consiste nel far cadere da un cucchiaino su un piatto asciutto un poco del composto che state preparando; se la marmellata si attacca al piattino e non scorre su di esso vuol dire che è pronta.
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sabato 1 maggio 2010
Lunchbox #3

Durante i miei viaggi in treno verso Roma mi trovo in treno proprio all'ora di pranzo e, tra l'altro, quando arrivo devo correre e non posso fermarmi a pranzare.
Perciò, ogni volta che vado a Roma mi preparo (o mi faccio preparare) un lunchbox. Ormai è diventata una piacevole tradizione a cui mi dispiace rinunciare.
In realtà, oltre alla necessità e alla comodità di avere il pranzo con me, mi piace anche molto avere con me la mia "schiscetta" e poter mangiare quello che voglio (e quando ne ho voglia).
Questa volta il mio pranzo consisteva in:

L'insalata è quella del mio orto (quindi bio e a km.0) mentre i germogli li ha preparati una mia amica e sono un misto di alfa alfa (erba medica) e rucola. In attesa che io mi decida a prepararmi da solo i germogli...
Perciò, ogni volta che vado a Roma mi preparo (o mi faccio preparare) un lunchbox. Ormai è diventata una piacevole tradizione a cui mi dispiace rinunciare.
In realtà, oltre alla necessità e alla comodità di avere il pranzo con me, mi piace anche molto avere con me la mia "schiscetta" e poter mangiare quello che voglio (e quando ne ho voglia).
Questa volta il mio pranzo consisteva in:
- insalata verde con germogli misti
- torta di riso e spinaci

L'insalata è quella del mio orto (quindi bio e a km.0) mentre i germogli li ha preparati una mia amica e sono un misto di alfa alfa (erba medica) e rucola. In attesa che io mi decida a prepararmi da solo i germogli...
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giovedì 26 novembre 2009
Risotto con cipolle, pinoli e melagrana

Ingredienti:
- riso
- cipolla
- pinoli
- melagrana
- olio
- sale
- zucchero
Tempo di preparazione: 20 minuti
Difficoltà: *
Preparazione: cominciamo dalla preparazione del riso. Fate tostare il riso in una pentola per circa 2 minuti, il riso deve tostare da solo, senza olio e senza nient'altro. Aggiungete l'acqua, salate e fatelo cuocere (per chi, come me, usa la pentola a pressione, ci vorranno 5 minuti).
Nel frattempo avrete pulito e affettato la cipolla e sgranato la melagrana. Mettete la cipolla in un tegame con poco olio e fatela appassire, aggiustate di sale e aggiungete lo zucchero; continuate la cottura facendo sciogliere lo zucchero e aggiungendo una parte dei pinoli e dei chicchi di melagrana. Quando il sugo è cotto, aggiungete il riso cotto al dente e ultimate la cottura mantecando. Guarnite con altri pinoli e chicchi di melagrana crudi.

Note: non so darvi le dosi perché sono andato ad occhio.
Mi sembra una ricetta facile da fare ad occhio a seconda dei gusti del momento, mettendo più o meno pinoli, più o meno chicchi di melagrana, ecc.; mi piace molto il contrasto tra il gusto asprigno della melagrana e quello dolciastro della cipolla (che, in cottura, tenderà a caramellarsi) che ben si armonizzano in questa preparazione anche con l'aggiunta dei pinoli.
La melagrana è del mio orto (per questo l'etichetta).
Difficoltà: *
Preparazione: cominciamo dalla preparazione del riso. Fate tostare il riso in una pentola per circa 2 minuti, il riso deve tostare da solo, senza olio e senza nient'altro. Aggiungete l'acqua, salate e fatelo cuocere (per chi, come me, usa la pentola a pressione, ci vorranno 5 minuti).
Nel frattempo avrete pulito e affettato la cipolla e sgranato la melagrana. Mettete la cipolla in un tegame con poco olio e fatela appassire, aggiustate di sale e aggiungete lo zucchero; continuate la cottura facendo sciogliere lo zucchero e aggiungendo una parte dei pinoli e dei chicchi di melagrana. Quando il sugo è cotto, aggiungete il riso cotto al dente e ultimate la cottura mantecando. Guarnite con altri pinoli e chicchi di melagrana crudi.

Note: non so darvi le dosi perché sono andato ad occhio.
Mi sembra una ricetta facile da fare ad occhio a seconda dei gusti del momento, mettendo più o meno pinoli, più o meno chicchi di melagrana, ecc.; mi piace molto il contrasto tra il gusto asprigno della melagrana e quello dolciastro della cipolla (che, in cottura, tenderà a caramellarsi) che ben si armonizzano in questa preparazione anche con l'aggiunta dei pinoli.
La melagrana è del mio orto (per questo l'etichetta).
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domenica 22 novembre 2009
Foglie di salvia fritte

Ingredienti:
- foglie di salvia
- farina 00 di grano tenero
- farina di ceci
- birra
- olio evo
- sale
Tempo di preparazione: 20 minuti
Difficoltà: *
Preparazione: lavate e asciugate le foglie di salvia. Preparate una pastella non troppo liquida utilizzando uguale quantità di farina di grano tenero e di farina di ceci che miscelerete con la birra; aggiustate di sale e amalgamate bene eliminando tutti i grumi, deve risultare una pastella liscia e fluida; lasciate riposare la pastella affinché le farine si idratino (soprattutto quella di ceci). In una padella portate in temperatura l'olio, passate le foglie di salvia nella pastella e friggetele nell'olio bollente.
Una volta cotte, ponete le foglie di salvia su una carta assorbente e servite.
Note: la salvia fritta è una preparazione semplicissima e sfiziosa che può essere utilizzata come antipasto o per accompagnare un aperitivo.
In questo periodo la salvia del mio giardino ha foglie molto grandi che ben si prestano a questa preparazione.
Difficoltà: *
Preparazione: lavate e asciugate le foglie di salvia. Preparate una pastella non troppo liquida utilizzando uguale quantità di farina di grano tenero e di farina di ceci che miscelerete con la birra; aggiustate di sale e amalgamate bene eliminando tutti i grumi, deve risultare una pastella liscia e fluida; lasciate riposare la pastella affinché le farine si idratino (soprattutto quella di ceci). In una padella portate in temperatura l'olio, passate le foglie di salvia nella pastella e friggetele nell'olio bollente.
Una volta cotte, ponete le foglie di salvia su una carta assorbente e servite.
Note: la salvia fritta è una preparazione semplicissima e sfiziosa che può essere utilizzata come antipasto o per accompagnare un aperitivo.
In questo periodo la salvia del mio giardino ha foglie molto grandi che ben si prestano a questa preparazione.
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lunedì 2 novembre 2009
I sapori di una volta - castagne bollite
Ingredienti:
- castagne
- alloro
- finocchio selvatico
- sale
Tempo di preparazione: 1 ora
Difficoltà: *
Preparazione: mettete in una pentola le castagne con una presa di sale, qualche foglia di alloro e un po' di semi di finocchio selvatico.
Portate a bollore e lasciate cuocere per almeno 40 minuti.
Note: se le castagne sono molto grandi andranno cotte anche un'ora.
Queste sono state bollite con la buccia e qui da noi si chiamano "baletti" ("ballotte "nella vicina Toscana), se invece si fanno cuocere sbucciate, abbiamo le "mondine" (da noi, in dialetto, si chiamano "borgoi"). Ogni regione utilizza nomi diversi per le castagne a seconda di come sono cotte (arrostite, bollite, ecc.); alcuni di questi nomi sono simili (come nell'esempio che ho appena fato).
Mi piacerebbe sapere come si chiamano dove vivete voi.
Le castagne che ho utilizzato sono nostrali e mi sono state regalate da un'amica come dicevo nella ricetta delle caldarroste.
L'alloro e il finocchio selvatico vengono dal mio orto.
Questo piatto mi ricorda i sapori di una volta, quando era tradizione preparare le castagne bollite per la sera da mangiare dopo cena e conservarne alcune sbucciate per la colazione o la merenda del mattino dopo.

Alcune considerazioni sulle fotografie e sulla giornata odierna.
Chi mi conosce e chi segue sul blog saprà della mia passione per la fotografia (i risultati, però, li lascio giudicare a voi); anche le fotografie che ho messo in questo post sono state "studiate": l'ambientazione, la luce, gli elementi compositivi.
Non è però solo per fini estetici che ho messo un libro nelle fotografie.
Questo libro, il libro Cuore di Edmondo de Amicis, è un'edizione del 1923 che apparteneva (assieme a molti altri libri) ad un mio zio di multiformi saperi e di cultura eclettica che è venuto a mancare.
Pur avendo vissuto una vita assai travagliata (è stato anche recluso in un campo di concentramento nazista) fino all'ultimo ha voluto ampliare i suoi orizzonti ed imparare cose nuove.
Questa diventa quindi un'occasione per ricordare lui e tutti i nostri cari che sono defunti. Un modo per ricordare l'affetto che ci ha legato e che continua, seppur per vie diverse, a legarci a loro.
Non sono più "da noi" ma sono sempre "con noi".
Mi auguro quindi che il giorno della commemorazione dei defunti sia un giorno per pensare a loro in maniera ancora più intensa e per sentirli ancora più vicini a noi.
In questa giornata, se possiamo, proviamo anche a rivolgere un pensiero, a recitare una preghiera per quei defunti, tanti nel mondo attuale, che non hanno mai avuto una persona che li pensi e tanto meno una preghiera e che anche in vita non hanno mai incontrato una mano e un cuore che abbia cercato di salvarli.
Difficoltà: *
Preparazione: mettete in una pentola le castagne con una presa di sale, qualche foglia di alloro e un po' di semi di finocchio selvatico.
Portate a bollore e lasciate cuocere per almeno 40 minuti.
Note: se le castagne sono molto grandi andranno cotte anche un'ora.
Queste sono state bollite con la buccia e qui da noi si chiamano "baletti" ("ballotte "nella vicina Toscana), se invece si fanno cuocere sbucciate, abbiamo le "mondine" (da noi, in dialetto, si chiamano "borgoi"). Ogni regione utilizza nomi diversi per le castagne a seconda di come sono cotte (arrostite, bollite, ecc.); alcuni di questi nomi sono simili (come nell'esempio che ho appena fato).
Mi piacerebbe sapere come si chiamano dove vivete voi.
Le castagne che ho utilizzato sono nostrali e mi sono state regalate da un'amica come dicevo nella ricetta delle caldarroste.
L'alloro e il finocchio selvatico vengono dal mio orto.
Questo piatto mi ricorda i sapori di una volta, quando era tradizione preparare le castagne bollite per la sera da mangiare dopo cena e conservarne alcune sbucciate per la colazione o la merenda del mattino dopo.

Alcune considerazioni sulle fotografie e sulla giornata odierna.
Chi mi conosce e chi segue sul blog saprà della mia passione per la fotografia (i risultati, però, li lascio giudicare a voi); anche le fotografie che ho messo in questo post sono state "studiate": l'ambientazione, la luce, gli elementi compositivi.
Non è però solo per fini estetici che ho messo un libro nelle fotografie.
Questo libro, il libro Cuore di Edmondo de Amicis, è un'edizione del 1923 che apparteneva (assieme a molti altri libri) ad un mio zio di multiformi saperi e di cultura eclettica che è venuto a mancare.
Pur avendo vissuto una vita assai travagliata (è stato anche recluso in un campo di concentramento nazista) fino all'ultimo ha voluto ampliare i suoi orizzonti ed imparare cose nuove.
Questa diventa quindi un'occasione per ricordare lui e tutti i nostri cari che sono defunti. Un modo per ricordare l'affetto che ci ha legato e che continua, seppur per vie diverse, a legarci a loro.
Non sono più "da noi" ma sono sempre "con noi".
Mi auguro quindi che il giorno della commemorazione dei defunti sia un giorno per pensare a loro in maniera ancora più intensa e per sentirli ancora più vicini a noi.
In questa giornata, se possiamo, proviamo anche a rivolgere un pensiero, a recitare una preghiera per quei defunti, tanti nel mondo attuale, che non hanno mai avuto una persona che li pensi e tanto meno una preghiera e che anche in vita non hanno mai incontrato una mano e un cuore che abbia cercato di salvarli.
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giovedì 8 ottobre 2009
Fichi secchi - aggiornamento

Un aggiornamento veloce sui fichi secchi che avevo postato giorni addietro giusto per farvi vedere il risultato finale.
Ormai sono pronti da mangiare, tra qualche giorno avranno ancora più zucchero cristallizzato in superficie e saranno ancora migliori.
Bisogna saper aspettare...
Ormai sono pronti da mangiare, tra qualche giorno avranno ancora più zucchero cristallizzato in superficie e saranno ancora migliori.
Bisogna saper aspettare...
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venerdì 2 ottobre 2009
Zucchine grigliate

Ingredienti:
- zucchine
- sale
- olio evo
- aglio
- timo (facoltativo)
Tempo di preparazione: 20 minuti
Difficoltà: *
Preparazione: lavate, cimate e tagliate a fette le zucchine, ponetele sulla griglia girandole affinché risultino cotte da entrambi i lati.
Ponetele in un piatto di portata e conditele con sale e olio evo nel quale avrete messo in precedenza a marinare uno spicchio d'aglio.
alla fine, se volete, aggiungete sulle melanzane una spolverata di timo.
Note: quando affettate le zucchine, prestate attenzione che le fette non siano troppo sottili poiché, in fase di grigliatura, diminuendo ulteriormente lo spessore, rischierebbero di bruciarsi e di asciugarsi troppo.
Se non volete fare la marinatura dell'aglio, potete "strusciarlo" nel piatto dove disporrete le melanzane.
In ogni caso, il sapore dell'aglio dev'essere appena accennato e non deve assolutamente prevalere.
Sono molte le verdure che si prestano ad essere grigliate. La procedura è sostanzialmente la stessa. A vostro piacimento potrete preparare un piatto di verdure grigliate miste che potranno diventare non solo un contorno ma anche un gustoso secondo piatto o uno sfizioso fuori pasto.
Le verdure grigliate (insieme ad altro) sono anche molto comode per preparare appetitosi lunchbox.
Vi posto anche una foto di una melagrana del mio albero, questa è stata colta qualche giorno addietro, ormai sono in piena produzione.
La melagrana è un frutto che mi piace moltissimo.

Difficoltà: *
Preparazione: lavate, cimate e tagliate a fette le zucchine, ponetele sulla griglia girandole affinché risultino cotte da entrambi i lati.
Ponetele in un piatto di portata e conditele con sale e olio evo nel quale avrete messo in precedenza a marinare uno spicchio d'aglio.
alla fine, se volete, aggiungete sulle melanzane una spolverata di timo.
Note: quando affettate le zucchine, prestate attenzione che le fette non siano troppo sottili poiché, in fase di grigliatura, diminuendo ulteriormente lo spessore, rischierebbero di bruciarsi e di asciugarsi troppo.
Se non volete fare la marinatura dell'aglio, potete "strusciarlo" nel piatto dove disporrete le melanzane.
In ogni caso, il sapore dell'aglio dev'essere appena accennato e non deve assolutamente prevalere.
Sono molte le verdure che si prestano ad essere grigliate. La procedura è sostanzialmente la stessa. A vostro piacimento potrete preparare un piatto di verdure grigliate miste che potranno diventare non solo un contorno ma anche un gustoso secondo piatto o uno sfizioso fuori pasto.
Le verdure grigliate (insieme ad altro) sono anche molto comode per preparare appetitosi lunchbox.
Vi posto anche una foto di una melagrana del mio albero, questa è stata colta qualche giorno addietro, ormai sono in piena produzione.
La melagrana è un frutto che mi piace moltissimo.

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mercoledì 23 settembre 2009
Insalata di pomodori e portulaca

Ingredienti:
- pomodori
- portulaca
- olio evo
- sale
Tempo di preparazione: 5 minuti
Difficoltà: *
Preparazione: lavate, sbucciate e tagliate a tocchetti il pomodoro; pulite le foglie della portulaca e unitele ai pomodori.
Condite con olio evo e sale.
Note: molto spesso inizio il pasto con un'insalata, per questo motivo, questa ricetta semplicissima può essere considerata anche un antipasto.
Il vero motivo per il quale ho voluto inserire questa ricetta è perché ultimamente ho visto molte ricette fatte con la portulaca, che prima non avevo mai considerato, e mi sono accorto che, alcuni giorni dopo aver letto queste ricette, è spuntata spontaneamente (è un'infestante) anche nel mio giardino.
Nel libro "Erbe", pubblicato da DeAgostini per la collana Mincompact, riguardo alla portulaca (portulaca oleracea), troviamo scritto:
Difficoltà: *
Preparazione: lavate, sbucciate e tagliate a tocchetti il pomodoro; pulite le foglie della portulaca e unitele ai pomodori.
Condite con olio evo e sale.
Note: molto spesso inizio il pasto con un'insalata, per questo motivo, questa ricetta semplicissima può essere considerata anche un antipasto.
Il vero motivo per il quale ho voluto inserire questa ricetta è perché ultimamente ho visto molte ricette fatte con la portulaca, che prima non avevo mai considerato, e mi sono accorto che, alcuni giorni dopo aver letto queste ricette, è spuntata spontaneamente (è un'infestante) anche nel mio giardino.
Nel libro "Erbe", pubblicato da DeAgostini per la collana Mincompact, riguardo alla portulaca (portulaca oleracea), troviamo scritto:
Proprietà terapeutiche: antiscorbutiche, coleretiche, depurative, e diuretiche. Per uso esterno contro dermatiti, orticarie, foruncoli, punture di api ed eczema.
Usi gastronomici: le gustose foglie vengono aggiunte a minestre e insalate oppure conservate sotto aceto.
Note: nelle foglie è stata accertata la presenza di acidi grassi omega-3, utili per prevenire attacchi cardiaci e aumentare le difese immunitarie.
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martedì 22 settembre 2009
Fichi secchi

Ingredienti:
- fichi
Tempo di preparazione: alcuni giorni

Difficoltà: *
Preparazione: cogliete i fichi e metteteli stesi su graticci al sole; dovranno stare al sole per i giorni necessari affinché secchino completamente. Una volta seccati, sbollentateli per pochissimi minuti in acqua già bollente (questo servirà a pulirli). Metteteli quindi ad asciugare tra due panni ed esponeteli ancora due o tre giorni al sole; questa volta copriteli con un velo o una retina a maglie fitte per far si che siano completamente secchi ma che non prendano polvere e non vi si posino gli insetti. Riponeteli in sacchetti di tela e conservateli in un luogo fresco e asciutto.
Sonno una riserva di energia (e di golosità) adatta a tutti i momenti (uno spuntino, alla fine di un pasto, ecc.).

Note: oltre alla marmellata di fichi (che io ho fatto con i fichi fioroni) ecco un altro modo classico di conservare i fichi. Ho utilizzato i fichi che maturano ad agosto e che tendono già a seccare sulla pianta; con il caldo che c'è stato e l'assenza di pioggia in questo periodo, erano quasi già pronti. Per farli seccare sono bastati 5 o 6 giorni.
Ricordatevi di metterli al sole al mattino e di ritirarli la sera affinché non prendano l'umidità della notte.
Come spiegavo nella ricetta, il passaggio in acqua bollente serve ad eliminare la polvere e quel po' di sporco che può essersi posato durante l'esposizione al sole; altro non mi sembra necessario in quanto uso solo i fichi della mia pianta (ovviamente biologici da sempre) e che si trovano lontani da fonti di inquinamento.
La ricetta che ho postato è quella che utilizza mia mamma, che le è stata insegnata da mia nonna e che si tramanda nella nostra famiglia da generazioni.
Questi fichi sono un po' più scuri di quelli che si trovano in commercio perché, pur essendo la stessa varietà di fico, non sono sbiancati (nei procedimenti industriali con un trattamento ai vapori di zolfo); non avranno quindi l'aspetto di quelli comprati ma il gusto e le proprietà nutritive sono senza dubbio migliori.
In tante ricette che ho trovato i fichi vengono spaccati a metà e messi a seccare, in questa i fichi vengono messi a seccare interi.
Durante la loro preparazione non viene aggiunto niente; quando si consumano, possono essere gustati da soli o accompagnati da altra frutta secca (e, a chi piace, anche da un buon bicchiere di vino da meditazione).
Secondo Wikipedia (e non solo), i fichi secchi sono ricchi di vitamine A e B, proteine, zuccheri, e sali minerali (potassio, magnesio, calcio) hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.

Nelle foto, le varie fasi della lavorazione. Quest'ultima raffigura i fichi all'inizio del procedimento.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.


Difficoltà: *
Preparazione: cogliete i fichi e metteteli stesi su graticci al sole; dovranno stare al sole per i giorni necessari affinché secchino completamente. Una volta seccati, sbollentateli per pochissimi minuti in acqua già bollente (questo servirà a pulirli). Metteteli quindi ad asciugare tra due panni ed esponeteli ancora due o tre giorni al sole; questa volta copriteli con un velo o una retina a maglie fitte per far si che siano completamente secchi ma che non prendano polvere e non vi si posino gli insetti. Riponeteli in sacchetti di tela e conservateli in un luogo fresco e asciutto.
Sonno una riserva di energia (e di golosità) adatta a tutti i momenti (uno spuntino, alla fine di un pasto, ecc.).

Note: oltre alla marmellata di fichi (che io ho fatto con i fichi fioroni) ecco un altro modo classico di conservare i fichi. Ho utilizzato i fichi che maturano ad agosto e che tendono già a seccare sulla pianta; con il caldo che c'è stato e l'assenza di pioggia in questo periodo, erano quasi già pronti. Per farli seccare sono bastati 5 o 6 giorni.
Ricordatevi di metterli al sole al mattino e di ritirarli la sera affinché non prendano l'umidità della notte.
Come spiegavo nella ricetta, il passaggio in acqua bollente serve ad eliminare la polvere e quel po' di sporco che può essersi posato durante l'esposizione al sole; altro non mi sembra necessario in quanto uso solo i fichi della mia pianta (ovviamente biologici da sempre) e che si trovano lontani da fonti di inquinamento.
La ricetta che ho postato è quella che utilizza mia mamma, che le è stata insegnata da mia nonna e che si tramanda nella nostra famiglia da generazioni.
Questi fichi sono un po' più scuri di quelli che si trovano in commercio perché, pur essendo la stessa varietà di fico, non sono sbiancati (nei procedimenti industriali con un trattamento ai vapori di zolfo); non avranno quindi l'aspetto di quelli comprati ma il gusto e le proprietà nutritive sono senza dubbio migliori.
In tante ricette che ho trovato i fichi vengono spaccati a metà e messi a seccare, in questa i fichi vengono messi a seccare interi.
Durante la loro preparazione non viene aggiunto niente; quando si consumano, possono essere gustati da soli o accompagnati da altra frutta secca (e, a chi piace, anche da un buon bicchiere di vino da meditazione).
Secondo Wikipedia (e non solo), i fichi secchi sono ricchi di vitamine A e B, proteine, zuccheri, e sali minerali (potassio, magnesio, calcio) hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.

Nelle foto, le varie fasi della lavorazione. Quest'ultima raffigura i fichi all'inizio del procedimento.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.

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domenica 30 agosto 2009
Un giorno, tanto tempo fa...

Un giorno, tanto tempo fa (sono ormai passati alcuni anni), un maleducato passava davanti al piccolo giardino di casa mia mangiando una nettarina.
Finito di mangiarla, invece di buttare il nocciolo nel cestino che è pochi metri più avanti, lo ha gettato, oltre la rete, nel mio giardinetto (non è stato né il primo né l'ultimo a buttare qualcosa nel mio giardino).
Io non ero presente e non me ne sono accorto.
Quando me ne sono accorto, il nocciolo era già germogliato ed era spuntata una piantina.
Ho deciso di lasciare crescere questa piantina che era nata per caso.
Così è cresciuta e diventa sempre più grande (ho già provveduto a potarla) e mi regala, ogni primavera, fioriture stupende e, in estate, frutti dolci e succosi.
Quest'anno ho raccolto quasi 10 chili di pesche nettarine.
Morale della favola: non tutti i mali vengono per nuocere.
Comunque, se le persone evitassero di buttarmi nel giardino cartacce, involucri di plastica, cicche e altri rifiuti sarei più contento! :)

Finito di mangiarla, invece di buttare il nocciolo nel cestino che è pochi metri più avanti, lo ha gettato, oltre la rete, nel mio giardinetto (non è stato né il primo né l'ultimo a buttare qualcosa nel mio giardino).
Io non ero presente e non me ne sono accorto.
Quando me ne sono accorto, il nocciolo era già germogliato ed era spuntata una piantina.
Ho deciso di lasciare crescere questa piantina che era nata per caso.
Così è cresciuta e diventa sempre più grande (ho già provveduto a potarla) e mi regala, ogni primavera, fioriture stupende e, in estate, frutti dolci e succosi.
Quest'anno ho raccolto quasi 10 chili di pesche nettarine.
Morale della favola: non tutti i mali vengono per nuocere.
Comunque, se le persone evitassero di buttarmi nel giardino cartacce, involucri di plastica, cicche e altri rifiuti sarei più contento! :)

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lunedì 24 agosto 2009
Sushi - il mio primo esperimento

Ingredienti:
- riso
- alga nori
- avocado
- zucchini
- pomodori secchi
- salsa di soia
Tempo di preparazione: 20 minuti
Difficoltà: **
Preparazione: cuocete il riso (io l'ho cotto per 5 minuti in pentola a pressione).
Stendete il foglio di alga nori (io l'ho steso su una spianatoia in silicone così è stato più facile arrotolarlo, nella versione classica si utilizza una stuoia di bambù) e stendete uno strato di riso sull'alga lasciando un bordo libero di almeno un centimetro.
Fate una striscia al cento del riso per tutta la lunghezza con la farcitura (in questo caso, avocado, zucchini e pomodori secchi tutti tagliati a listarelle).
Bagnate il bordo libero dell'alga e arrotolatela (aiutandovi con la spianatoia o con la stuoia) fino a richiuderla; i lembi devono sovrapporsi perché si possa chiudere.
A questo punto tagliate con un coltello molto affilato il rotolo in tanti cilindretti.
Servite accompagnato da salsa di soia.
Note: Per due persone ho utilizzato un bicchiere colmo di riso cotto in due bicchieri di acqua salata; l'acqua deve essere sufficiente a non farlo asciugare ma che non sia troppa così il riso resta abbastanza colloso (non perde l'amido in acqua) e si aggrega bene.
Un bicchiere di riso è sufficiente per due persone e occorre un foglio di alga per ogni persona.
Per stendere il riso è bene bagnarsi le dita ogni tanto sennò il riso si appiccica alle dita.
La farcitura può essere fatta a piacere, come si vede dalla lista ingredienti riportata sopra; io ho utilizzato alcuni filetti di zucchino crudo, alcuni filetti di avocado e un pomodoro secco sottolio, scolato e fatto a listarelle. Non c'è limite alla fantasia, nei miei prossimi esperimenti proverò anche altri ingredienti.
Lo so, la ciotolina nella quale ho messo la salsa di soia è cinese e non giapponese, purtroppo non ne avevo di più adatte.
Il sushi può essere consumato, oltreché con la salsa di soia anche accompagnato da fettine sottilissime di zenzero fresco o da wasabi ma per me sono entrambi troppo piccanti.
Divagazioni:

Dopo i fichi fioroni nel mio orto è iniziata la stagione dei fichi; questi fichi, sia per la qualità che per l'assenza di piogge, tendono a seccare direttamente sulla pianta.
Sono dolcissimi, quasi tutti hanno la buccia appassita e la gocciolina di zucchero che esce dal fondo.
Ne ho voluti fotografare alcuni per condividere con voi questa delizia della natura.
La foto che segue è invece del primo caco, colto nel mio orto sabato scorso (il 22 agosto!).
Lo so che è piccolino e bruttoccio ma era buonissimo (ovviamente l'ho mangiato subito) e poi è una primizia veramente precoce.

Difficoltà: **
Preparazione: cuocete il riso (io l'ho cotto per 5 minuti in pentola a pressione).
Stendete il foglio di alga nori (io l'ho steso su una spianatoia in silicone così è stato più facile arrotolarlo, nella versione classica si utilizza una stuoia di bambù) e stendete uno strato di riso sull'alga lasciando un bordo libero di almeno un centimetro.
Fate una striscia al cento del riso per tutta la lunghezza con la farcitura (in questo caso, avocado, zucchini e pomodori secchi tutti tagliati a listarelle).
Bagnate il bordo libero dell'alga e arrotolatela (aiutandovi con la spianatoia o con la stuoia) fino a richiuderla; i lembi devono sovrapporsi perché si possa chiudere.
A questo punto tagliate con un coltello molto affilato il rotolo in tanti cilindretti.
Servite accompagnato da salsa di soia.
Note: Per due persone ho utilizzato un bicchiere colmo di riso cotto in due bicchieri di acqua salata; l'acqua deve essere sufficiente a non farlo asciugare ma che non sia troppa così il riso resta abbastanza colloso (non perde l'amido in acqua) e si aggrega bene.
Un bicchiere di riso è sufficiente per due persone e occorre un foglio di alga per ogni persona.
Per stendere il riso è bene bagnarsi le dita ogni tanto sennò il riso si appiccica alle dita.
La farcitura può essere fatta a piacere, come si vede dalla lista ingredienti riportata sopra; io ho utilizzato alcuni filetti di zucchino crudo, alcuni filetti di avocado e un pomodoro secco sottolio, scolato e fatto a listarelle. Non c'è limite alla fantasia, nei miei prossimi esperimenti proverò anche altri ingredienti.
Lo so, la ciotolina nella quale ho messo la salsa di soia è cinese e non giapponese, purtroppo non ne avevo di più adatte.
Il sushi può essere consumato, oltreché con la salsa di soia anche accompagnato da fettine sottilissime di zenzero fresco o da wasabi ma per me sono entrambi troppo piccanti.
Divagazioni:

Dopo i fichi fioroni nel mio orto è iniziata la stagione dei fichi; questi fichi, sia per la qualità che per l'assenza di piogge, tendono a seccare direttamente sulla pianta.
Sono dolcissimi, quasi tutti hanno la buccia appassita e la gocciolina di zucchero che esce dal fondo.
Ne ho voluti fotografare alcuni per condividere con voi questa delizia della natura.
La foto che segue è invece del primo caco, colto nel mio orto sabato scorso (il 22 agosto!).
Lo so che è piccolino e bruttoccio ma era buonissimo (ovviamente l'ho mangiato subito) e poi è una primizia veramente precoce.

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domenica 5 luglio 2009
Marmellata di fichi

Ingredienti:
- 4 kg. di fichi
- 2 kg. di zucchero
- 1 limone
- 1 bacca di vaniglia
Tempo di preparazione: 2 ore
Difficoltà: *
Preparazione: pulite i fichi (senza però sbucciarli) eliminando il picciolo e le parti più dure.
Tagliateli grossolanamente e metteteli in una pentola con lo zucchero, la bacca di vaniglia spaccata a metà e il limone tagliuzzato finemente (tutto, polpa e buccia).
Mettete a bollire a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto, fino a quando non sarà addensata (ci vorrà circa un'ora e mezza).
Invasettate ancora calda e capovolgete il barattolo per pochi minuti per creare il sottovuoto.
Poi rigirate i vasetti nel verso giusto affinché la marmellata non si attacchi al tappo.

Note: siccome avevo tantissimi fichi fioroni e, una volta che sono stati colti belli maturi, durano poco, ho trasformato in marmellata tutti quelli che non ho mangiato.
Ne ho mangiati tantissimi, da soli o con la focaccia, ma molti mi erano rimasti.
Purtroppo, quando è il periodo, maturano tutti insieme e bisogna consumarli in fretta.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.

Difficoltà: *
Preparazione: pulite i fichi (senza però sbucciarli) eliminando il picciolo e le parti più dure.
Tagliateli grossolanamente e metteteli in una pentola con lo zucchero, la bacca di vaniglia spaccata a metà e il limone tagliuzzato finemente (tutto, polpa e buccia).
Mettete a bollire a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto, fino a quando non sarà addensata (ci vorrà circa un'ora e mezza).
Invasettate ancora calda e capovolgete il barattolo per pochi minuti per creare il sottovuoto.
Poi rigirate i vasetti nel verso giusto affinché la marmellata non si attacchi al tappo.

Note: siccome avevo tantissimi fichi fioroni e, una volta che sono stati colti belli maturi, durano poco, ho trasformato in marmellata tutti quelli che non ho mangiato.
Ne ho mangiati tantissimi, da soli o con la focaccia, ma molti mi erano rimasti.
Purtroppo, quando è il periodo, maturano tutti insieme e bisogna consumarli in fretta.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.

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mercoledì 1 luglio 2009
Focaccia e fichi

Nel mio orto sono arrivati i fichi!
Quello che vi propongo è un buon modo per mangiarli.

Ingredienti (per la focaccia):
Quello che vi propongo è un buon modo per mangiarli.

Ingredienti (per la focaccia):
- 100 gr. di farina tipo 00
- 100 gr. di farina tipo 0 (manitoba)
- 100 gr. di farina integrale
- 200 ml. d'acqua
- 25 gr. di lievito di birra
- 2 cucchiai d'olio evo
- sale grosso
- 2 cucchiaini rasi di sale fino
- 1 cucchiaino raso di zucchero
Tempo di preparazione: 1 ora e mezzo
Difficoltà: *
Preparazione: miscelate insieme le farine con un cucchiaio d'olio evo, il sale fino, lo zucchero e il lievito di birra che avrete fatto precedentemente sciogliere nell'acqua tiepida.
Mischiate il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Stendete l'impasto nella teglia nella quale cuocerà e lasciarala lievitare per circa mezz'ora.
Stendete ancora l'impasto premendo con le dita fino a toccare la teglia e formando le caratteristiche fossette.
Lasciate ultimare la lievitazione (ci vorrà almeno un'altra mezz'ora) e versate nelle fossette un cucchiaio d'olio evo emulsionato con acqua; aggiungete un po' di sale grosso in superficie facendo in modo che anch'esso vada nelle fossette e infornate nel forno preriscaldato a 220° per circa 20 minuti.
Servite la focaccia calda accompagnata dai fichi.

Note: le dosi sono per una focaccia di circa 25 cm. di diametro.
Non so dirvi per quante persone è sufficiente, dipende dalla fame, dall'utilizzo (per pranzo, per colazione o per una merenda) e da quanti fichi ci mangiate. Contate comunque che può essere una buona merenda (o colazione) per quattro persone.
Per quello che mi risulta, la focaccia ligure originale prevede l'utilizzo della sola farina tipo 00, soprattutto non ho mai visto utilizzare la farina integrale: io, invece, ho voluto fare questo esperimento mischiando varie farine.
A Genova (e, in misura minore, in tutta la Liguria) è tradizione mangiare la focaccia a colazione assieme al caffè, al posto del cornetto.
A me piace mangiarla da sola o accompagnata dagli alimenti più disparati, In questo caso, l'ho abbinata ai fichi fioroni del mio orto; secondo me, un abbinamento vincente.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.

Difficoltà: *
Preparazione: miscelate insieme le farine con un cucchiaio d'olio evo, il sale fino, lo zucchero e il lievito di birra che avrete fatto precedentemente sciogliere nell'acqua tiepida.
Mischiate il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico.
Stendete l'impasto nella teglia nella quale cuocerà e lasciarala lievitare per circa mezz'ora.
Stendete ancora l'impasto premendo con le dita fino a toccare la teglia e formando le caratteristiche fossette.
Lasciate ultimare la lievitazione (ci vorrà almeno un'altra mezz'ora) e versate nelle fossette un cucchiaio d'olio evo emulsionato con acqua; aggiungete un po' di sale grosso in superficie facendo in modo che anch'esso vada nelle fossette e infornate nel forno preriscaldato a 220° per circa 20 minuti.
Servite la focaccia calda accompagnata dai fichi.

Note: le dosi sono per una focaccia di circa 25 cm. di diametro.
Non so dirvi per quante persone è sufficiente, dipende dalla fame, dall'utilizzo (per pranzo, per colazione o per una merenda) e da quanti fichi ci mangiate. Contate comunque che può essere una buona merenda (o colazione) per quattro persone.
Per quello che mi risulta, la focaccia ligure originale prevede l'utilizzo della sola farina tipo 00, soprattutto non ho mai visto utilizzare la farina integrale: io, invece, ho voluto fare questo esperimento mischiando varie farine.
A Genova (e, in misura minore, in tutta la Liguria) è tradizione mangiare la focaccia a colazione assieme al caffè, al posto del cornetto.
A me piace mangiarla da sola o accompagnata dagli alimenti più disparati, In questo caso, l'ho abbinata ai fichi fioroni del mio orto; secondo me, un abbinamento vincente.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manu & Slvia: non solo prosciutto e fichi.

martedì 2 giugno 2009
Le cliegie e il fiore misterioso

Nel mio orto (amorevolmente curato da mia mamma), in questo periodo sono in piena produzione le ciliegie.
Eccone una rappresentanza.
Dopo le "primaticce", quelle più acquose e più piccole, sono finalmente arrivate quelle grosse, sode e molto saporite.
L'unico inconveniente è che non è possibile mangiarne poche ma si sa... una ciliegia tira l'altra!
Nella foto ho inserito anche un ramo fiorito di una pianta che cresce vicino a casa mia ma di cui non conosco il nome.
Se qualcuno può aiutarmi a svelare il mistero...
Eccone una rappresentanza.
Dopo le "primaticce", quelle più acquose e più piccole, sono finalmente arrivate quelle grosse, sode e molto saporite.
L'unico inconveniente è che non è possibile mangiarne poche ma si sa... una ciliegia tira l'altra!
Nella foto ho inserito anche un ramo fiorito di una pianta che cresce vicino a casa mia ma di cui non conosco il nome.
Se qualcuno può aiutarmi a svelare il mistero...
Aggiornamento dell'8 giugno:
visto che nessuno ha mandato la risposta giusta, vi svelo di che fiore si tratta (se a qualcuno interessa).
Ecco la pianta:

un particolare delle foglie:

e il fiore:

Secondo le mie ricerche sono arrivato a supporre che si tratti di un ligustro (volgare, sinense o altro).
Su Wikipedia potrete trovare una scheda informativa su questa pianta.
La mia opinione mi è stata confermata anche da altri.

un particolare delle foglie:

e il fiore:

Secondo le mie ricerche sono arrivato a supporre che si tratti di un ligustro (volgare, sinense o altro).
Su Wikipedia potrete trovare una scheda informativa su questa pianta.
La mia opinione mi è stata confermata anche da altri.
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lunedì 25 maggio 2009
Le ultime fave

Ormai è da prima di Pasqua che mangio le fave prodotte dalla mia famiglia nei nostri terreni.
Naturalmente sono biologiche al 100% come tutta la nostra produzione.
In questi giorni sto mangiando le ultime ed ho voluto condividere con voi la gioia di questo piatto semplicissimo e gustoso.
Questa volta le ho mangiate accompagnate da un cipollino (anche questo di nostra produzione) e, ovviamente, condite con il nostro olio.
Sono molto goloso di fave, soprattutto quelle molto tenere e saporite, e mi ricordano i momenti di festa e di convivialità associate a questa pietanza così semplice.
Il rito di sbucciarsele ognuno nel proprio piatto e di mangiarle accompagnate dal buon pane casereccio cotto nel forno a legna brindando con un buon bicchiere di vino genuino, mi riporta alla mente le tradizioni del passato che vanno scomparendo, quando bastava poco per stare insieme e fare festa.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta: La felicità che sapore ha..??.

Tra tutte le ricette del mio blog ho voluto proprio scegliere un "non ricetta".
Penso che anche la ricetta più originale, realizzata nel migliore dei modi, da sola, non possa dare la felicità.
La felicità viene dalle cose semplici, dalla condivisione, dall'amicizia (vera e profonda).
Il mangiare insieme un piatto di fave, la condivisione di questo cibo povero, il gusto di poter assaporare i prodotti che la terra ci dona, ripagandoci del nostro impegno (anche se queste fave le ha coltivate mia mamma e non io!) mi regala la vera immagine della felicità.
Naturalmente sono biologiche al 100% come tutta la nostra produzione.
In questi giorni sto mangiando le ultime ed ho voluto condividere con voi la gioia di questo piatto semplicissimo e gustoso.
Questa volta le ho mangiate accompagnate da un cipollino (anche questo di nostra produzione) e, ovviamente, condite con il nostro olio.
Sono molto goloso di fave, soprattutto quelle molto tenere e saporite, e mi ricordano i momenti di festa e di convivialità associate a questa pietanza così semplice.
Il rito di sbucciarsele ognuno nel proprio piatto e di mangiarle accompagnate dal buon pane casereccio cotto nel forno a legna brindando con un buon bicchiere di vino genuino, mi riporta alla mente le tradizioni del passato che vanno scomparendo, quando bastava poco per stare insieme e fare festa.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta: La felicità che sapore ha..??.

Tra tutte le ricette del mio blog ho voluto proprio scegliere un "non ricetta".
Penso che anche la ricetta più originale, realizzata nel migliore dei modi, da sola, non possa dare la felicità.
La felicità viene dalle cose semplici, dalla condivisione, dall'amicizia (vera e profonda).
Il mangiare insieme un piatto di fave, la condivisione di questo cibo povero, il gusto di poter assaporare i prodotti che la terra ci dona, ripagandoci del nostro impegno (anche se queste fave le ha coltivate mia mamma e non io!) mi regala la vera immagine della felicità.
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